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Io ho due teorie principali sulle persone originarie dell’Asia orientale che si tingono i capelli di biondo. La prima è che non si tratta solo del biondo: vogliono distinguersi usando qualsiasi colore sia necessario. Questo è indubbiamente vero per chiunque voglia cambiare colore di capelli, ma ho la sensazione che il discorso sia in parte diverso per le minoranze etniche, che per la maggior parte sono nate coi capelli neri, mentre per le persone bianche variano dal castano nocciola al biondo fragola. È una cosa che ho pensato di fare anch’io, soprattutto durante il lockdown.

Tuttavia, se osserviamo questa tendenza con un po’ di cinismo, forse possiamo coglierne un lato più sinistro: stiamo cercando di distinguerci… o di mimetizzarci? Questo è il passo successivo della nostra assimilazione nell’Occidente? È questo che vedo nelle altre giovani persone asiatiche intorno a me che si tingono i capelli con diverse sfumature di castano: a me sembra che imitino la gamma delle tonalità europee. Forse sono io che traggo conclusioni affrettate, forse le persone si tingono i capelli semplicemente perché ne hanno voglia, senza che siano inconsciamente motivate da ideali di bellezza razzisti. Probabilmente è così.

Blefaroplastica

Ok, mettiamo da parte i capelli tinti. Parliamo invece di chirurgia. Comunemente nota come “chirurgia della doppia palpebra“, la blefaroplastica est-asiatica è un intervento estetico popolare a Taiwan, in Corea del Sud e anche negli stati dell’India nord-orientale, come l’Assam. Circa la metà della popolazione asiatica è nata con gli occhi monopalpebra, qualcosa a cui l’altra metà aspira tanto da sottoporsi alla chirurgia per ottenerla. Eppure, quando ho scoperto le origini di questa moda, sono rimasto sconvolto.

La moda è nata durante la guerra di Corea (1950-1953) da un chirurgo americano, David Ralph Millard, che era di stanza lì per curare le vittime di ustioni e che iniziò a testare la procedura sulle sex worker coreane per renderle più attraenti per i soldati statunitensi.

occhio asiatico chirurgia bisturiMillard ha affermato che un “interprete corano con gli occhi a mandorla che parlava un ottimo inglese ha chiesto di fargli avere occhi tondi” e che lui si è sentito in obbligo di aiutare quest’uomo. Quando è tornato negli Stati Uniti, ha pubblicato due articoli: “Oriental Peregrinations” (Peregrinazioni orientali) nel 1955 e “The Oriental Eyelid and Its Surgical Revision” (La palpebra orientale e la sua correzione chirurgica) nel 1964. Millard scrive che l’occhio monopalpebra degli asiatici “crea l’effetto di un occhio inespressivo che sbircia attraverso una fessura, una caratteristica che la cronaca e la narrativa hanno associato al mistero e all’intrigo“.

Bambole brutte

Altre persone di colore hanno esperienze simili. Per esempio, nel 1947 Clark e Clark hanno condotto un esperimento con 253 bambini neri tra i 3 e i 7 anni. Ai bambini venivano mostrate due bambole identiche, una nera e una bianca. Circa due terzi dei bambini dicevano di preferire la bambola bianca, nonostante il colore della loro stessa pelle.

Kiri Davis ha riproposto l’esperimento nel 2005 e ha ottenuto lo stesso risultato: 16 dei 21 bambini neri di età prescolare coinvolti nell’esperimento hanno ancora scelto la bambola bianca. Quando gli è stato chiesto di indicare la bambola “brutta, una bambina nera ha scelto la bambola nera, ma quando le è stato chiesto quale bambola le assomigliasse, la piccola prima ha toccato la bambola bianca, poi con riluttanza ha scelto quella nera.

bambole nera bianca razzismoAuto-cancellazione

Essere odiati dalle altre persone a causa della propria etnia è una cosa, cercare di alterare i propri tratti naturali per questa ragione è un’altra. Mi addolora sapere che la chirurgia delle palpebre e lo sbiancamento della pelle sono molto di moda, ma credo che inseguire questi ideali estetici possa avere conseguenze maggiori di quello che pensiamo.

Negli ultimi anni, mentre diventavo sempre più consapevole del mio aspetto e del modo in cui mi presento, mi sono reso conto che cercavo di ricreare le caratteristiche europee. Magari sembravano dettagli (un po’ di contorno del naso, un po’ di matita per allargare gli occhi), ma in realtà cancellavo i tratti della mia etnia. In altre parole, anche se non mi considero ignaro dell’influenza degli ideali di bellezza occidentali, ho cercato inconsciamente di farmi apparire più bianco e meno cinese.

La cosa divertente è che ora le persone bianche stanno cercando di ricreare i miei lineamenti. La moda del fox eye (occhio di volpe) è esplosa negli ultimi mesi e non mi è piaciuta per niente. Non solo persone come Emma Chamberlain stanno adottando lo stesso identico comportamento dei bulli della mia infanzia nel nome dell'”effetto snatched”, ma addirittura i chirurghi estetici ora offrono interventi di chirurgia plastica per creare occhi più stretti e obliqui. Fatemi capire bene: vi state sottoponendo a un intervento chirurgico per imitare i tratti biologici delle persone dell’Asia orientale? Gli stessi che prendevate in ​​giro quando andavate a scuola?

bambino cinese asiatico occhiLa cosa giusta?

Ma non è questione solo di bulli del cortile. Julie Chen è figlia di immigrati sino-americani. Ha presentato “Il Grande Fratello” negli USA sin dal suo debutto nel luglio del 2000 ed è la conduttrice dello spettacolo più longeva tra tutte le versioni del mondo. Ha anche moderato il talk show della CBS “The Talk” per otto stagioni.

Eppure, quando lavorava in una TV dell’Ohio all’inizio della sua carriera, il suo capo le disse che i suoi “occhi asiatici” la facevano sembrare “indifferente e annoiata“. Più tardi un agente le ha detto che non l’avrebbero rappresentata se non si fosse sottoposta a un intervento chirurgico per allargarsi gli occhi. E quando lei l’ha fatto, la sua carriera ha preso il volo. La ricerca di tratti eurocentrici ha un impatto non solo sulla nostra autostima, ma anche sulle condizioni di vita e di lavoro delle persone adulte.

Ma c’è qualcosa di ancora più interessante: quando lei ha raccontato questo in TV a “The Talk”, le donne intorno al tavolo hanno immediatamente espresso il proprio sostegno. Sharon Osbourne ha esclamato: “Fantastico!“, per poi aggiungere che “era la cosa giusta da fare“. Sheryl Underwood ha detto: “Hai rappresentato la tua razza, hai rappresentato le donne e le tue colleghe“. Sono contento che Chen non sia stata rimproverata per la sua decisione, ma penso che descriverla come “la cosa giusta da fare” racconti molto sul percorso che ci si aspetta che le persone di colore facciano per adattarsi.

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Un’ultima precisazione. Non sto criticando nessuno che senta di dover cambiare il modo in cui si presenta per assimilarsi meglio. Julie Chen ora ha molto successo e, anche se non so molto di lei, sono contento di vedere una persona cinese spopolare sulla televisione americana. Questo tipo di pressione sociale non è colpa di nessuna persona in particolare, e sicuramente non se ne dovrebbe fare una colpa a nessuna persona di colore. Ma penso che dovremmo esaminare da dove nascono i nostri ideali di bellezza e se stiamo inconsciamente – o consciamente – facendo pressioni sulle persone di colore per cancellare le caratteristiche biologiche che le rendono diverse dalle persone bianche.

Ray Cheung per The Oxford Student
traduzione di Pier Cesare Notaro
©2020 The Oxford Student / Il Grande Colibrì
immagini: elaborazioni da 5882641 (CC0) / da PxHere (CC0) / Il Grande Colibrì / da PxHere (CC0)

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