Da Copenhagen a Malta: no unioni, ma matrimonio

Il matrimonio omosessuale è legge. Da oggi i gay potranno sposarsi e non più solo registrarsi come coppia in Municipio. Naturalmente stiamo parlando della Danimarca, altrimenti questa frase suonerebbe come tratta da un romanzo di fantascienza. 85 voti favorevoli, 24 contrari e due astensioni hanno sancito (con una maggioranza ben più vasta di quella che governa il Paese) uguali diritti per le coppie etero ed omosessuali (Politiken).

Naturalmente, come si evince dai numeri, qualcuno contrario c’è: si tratta del Partito popolare danese (Dansk Folkparti), formazione di destra che sostiene – per bocca del portavoce Christian Langballe – che “il matrimonio è e deve rimanere riservato ad un uomo e una donna“.  Ma dichiarazioni di questo stampo, che pure trovano qualche eco nella chiesa nazionale che sarà anch’essa autorizzata (in qualche caso costretta) a celebrare le nozze gay, suscitano la riprovazione degli altri gruppi parlamentari fino alla dichiarazione di Özlem Cekic, esponente del comparto sociale del Partito Socialista (“Quando sento la portavoce del DF mi sembra di sentire le argomentazioni di un imam dell’Arabia Saudita“) che tuttavia è stata giudicata eccessiva anche all’interno del suo gruppo parlamentare (Politiken).

Sulla strada del matrimonio (cioè del superamento della semplice idea di unione civile con qualche diritto che la renda un po’ di più di una scrittura privata) ci sono varie nazioni: alcune hanno finito il percorso, come la Danimarca in questi giorni, o stanno già aspettando gli altri da tempo (come la Spagna), altre sono all’inizio del cammino. Come l’Irlanda, dove la senatrice Katherine Zappone, già unita con un contratto a Ann Louise Gilligan, ha iniziato una nuova battaglia per veder riconosciuto il suo diritto a sposare la compagna di una vita. Non è la prima volta che Zappone tenta di ribaltare la legge che proibisce matrimoni dello stesso sesso, ma l’Irlanda ha già stabilito le unioni civili nel 2004, ampliando poi i diritti delle coppie registrate nel 2010 e quindi è forse venuta l’ora di riprendere la battaglia (Irish Examiner).

E, sia pure ancora nell’ambito del percorso verso unioni registrate, persino Malta sembra sentire il vento del cambiamento che soffia in gran parte dell’Europa: seppure i sondaggi indichino che c’è ancora una maggioranza di contrari ai matrimoni gay, la percentuale dei favorevoli è salita del 13% rispetto ad un’analoga ricerca condotta cinque anni fa e raggiunge il 60% dei giovani tra 18 e 34 anni. I rappresentanti del movimento LGBTQ* maltese ed alcune note personalità preparano quindi ora la loro battaglia giuridica per vedere riconosciuti, in tempi non lontani, uguali diritti rispetto agli eterosessuali (Malta Today).

Ma naturalmente il nostro è solo un continente ed occorre guardare anche oltre gli Urali ed oltre Oceano: nel primo caso abbiamo già avuto modo di osservare come sulle tematiche LGBTQ* sia negato anche solo il diritto di parola (Il grande colibrì); nel secondo non passa giorno che l’argomento non sia in prima pagina da quando Barack Obama ha sposato la causa delle nozze gay (Il grande colibrì).

E le notizie del giorno sono che la legge per i matrimoni omosessuali nello stato di Washington è stata per ora bloccata dagli oppositori che, raccogliendo 200mila firme di protesta, hanno di fatto indetto un referendum che si svolgerà nel prossimo novembre (Associated Press) e che la Corte Suprema, come anticipato (Il grande colibrì), si prepara a giudicare la proposizione 8, che impedisce il matrimonio dello stesso sesso, e potrebbe aprire la strada ad una norma nazionale che sancisca le unioni gay (Los Angeles Times). Non di poco conto è anche il sondaggio della CNN condotto la scorsa settimana su un campione rappresentativo di un migliaio di americani: negli Stati Uniti cresce la percentuale di chi vede con favore il matrimonio gay e calano coloro che credono che si possa cambiare l’orientamento sessuale.

 

Michele
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RASSEGNA STAMPA
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