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L’esercito indiano è conservatore. Siamo una famiglia. Non siamo né moderni né occidentali, e non permetteremo pratiche come l’omosessualità e l’adulterio”. Non lasciano davvero spazio alle interpretazioni le parole del generale Bipin Rawat, che ribadisce i “valori” delle forze armate: per il militare, nonostante la recente sentenza della Corte suprema che ha legalizzato i rapporti tra persone dello stesso sesso, questo tipo di comportamento potrebbe portare ancora alla corte marziale per aver violato condotta e disciplina, esattamente come prima del verdetto.

“Noi siamo diversi”

Rawat ammette che “le forze armate non sono al di sopra della legge, né della Corte suprema”, ma aggiunge: “Quando ti arruoli nell’esercito indiano, perdi alcuni diritti e privilegi che altri cittadini hanno secondo la costituzione. Per certe cose, siamo diversi: ad esempio, non abbiamo il diritto di iscriverci a un sindacato”.

L’articolo 33 della Costituzione indiana permette, infatti, al parlamento di restringere, o abrogare del tutto, alcuni diritti fondamentali delle persone che portano una divisa, al fine di mantenere la disciplina e di assicurarsi che gli ordini vengano eseguiti correttamente. Per questo motivo chi fa parte delle forze armate (che sono totalmente si base volontaria, senza leva obbligatoria) può essere giudicato per crimini che non sono tali secondo il codice penale indiano.

“Non sono accettabili”

Per Rawat, dunque, di diritti LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali) nelle forze dell’ordine non se ne parla, per ora: “Semplicemente non sono accettabili e continueremo ad affrontarli in base a vari articoli delle leggi che regolano l’esercito. Possono andar bene da qualche altra parte, ma non da noi”. Tuttavia il generale non chiude totalmente le possibilità che un’apertura possa essere messa in pratica in un futuro, magari tra venti anni: “Aspettiamo e vediamo che succede”.

Rawat ha dubbi anche sull’uso dei social media da parte dei soldati: andrebbero utilizzati soltanto per “scopi costruttivi”, in quanto “molti dei nostri uomini sono finiti in una trappola al miele”.

Alessandro Garzi
©2019 Il Grande Colibrì
foto: elaborazione da Simarjeet Singh (CC0)

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