Sesso all’aperto nei parchi: serve polizia o buon senso?

Come affrontare la questione del sesso nei parchi?

Chiudete gli occhi e immaginate che… No, così non funziona: con gli occhi chiusi, poi come fate a leggere? Allora, ricominciamo: immaginate di chiudere gli occhi e di immaginare che… Siete in mezzo ai cespugli, in un angolo non illuminato del parco cittadino. È notte fonda, la luna permette di distinguere qualche forma. Più che la vista è sollecitato l’udito: rumori di piccoli animali, i vostri respiri, i vostri gemiti strozzati. E più che l’udito è sollecitato il tatto: la brezza notturna che solletica le parti nude delle vostra pelle, la consistenza dei vostri sessi sotto le dita, il calore dei vostri corpi mentre si strofinano uno sull’altro. Forse entra in gioco anche il gusto, chissà. Siete eccitati, forse anche felici. E non state facendo niente di male, no?

“No” risponde la morale comune. E “no” risponde risponde pure la legge. Perché? Ma è ovvio, vi spiegano: perché potrebbe arrivare un bambino e scoprirvi in questi momenti troppi intimi! Non conoscete bambini che vagano nei parchi, di notte, in mezzo ai cespugli lontani da qualsiasi lampione? No? Proprio nessuno? Beh, anche se le probabilità sono pressoché zero, potrebbe comunque succedere prima o poi, perlomeno in qualche universo parallelo. E non potete negarlo! E se dovesse succedere, cosa potrebbe accadere di peggio a questo simpatico bimbo sperduto che intravvedere tra le ombre notturne due sagome di uomini che fanno movimenti strani e versi ancor più strani?

Per combattere questo fenomeno angosciante, che rappresenta indubbiamente una delle sfide più difficili per l’umanità d’oggigiorno, gli agenti della polizia di Toronto, in Canada, hanno passato due mesi a girovagare per il parco cittadino dedicato a Marie Curie in borghese, lasciando intendere di essere uomini in cerca di “compagnia”. E così sono riusciti a beccare qualcuno a fare sesso, qualcun altro che gli ha fatto delle avance, altri ancora che sembravano interessati a qualche rapporto all’aperto (magari per semplice fatto di stazionare per qualche ora nel parcheggio del parco).

E così le denunce sono fioccate. Beh, forse “fioccate” non è proprio il termine più preciso: la maxi-operazione, che ha goduto di molta pubblicità, ha portato in 60 giorni a denunciare 71 persone per semplici infrazioni amministrative (peraltro non tutte legate al consumo di sesso) e una sola per un reato penale minore. Le persone finite nel mirino degli agenti sono state nel 95% dei casi uomini.

Meaghan Gray, portavoce della polizia cittadina, ha subito provato a mettere le mani avanti, ma la sua “excusatio non petita” (scusa non richiesta) è servita solo ad alimentare le polemiche, anche perché è stata particolarmente maldestra: “Non penso [sic!] che l’orientamento sessuale delle persone coinvolte c’entri qualcosa. Non conosciamo neppure il loro orientamento sessuale [sic!]. È totalmente una risposta alle lamentele del quartiere e al tipo di comportamento che non è benvenuto nei nostri spazi pubblici” [CBC].

Qualcuno ha iniziato a chiedersi se ha senso mobilitare le forse dell’ordine per due mesi solo per arrivare a poche decine di multe. Qualcun altro è rimasto perplesso all’idea che la polizia non abbia proprio niente di meglio da fare che girovagare per i parchi nell’attesa di farsi approcciare per una sega o un pompino dietro un cespuglio.

Altri ancora hanno lanciato accuse ben più pesanti. Per esempio, secondo Randall Garrison, esponente socialdemocratico del New Democratic Party (Nuovo partito democratico; NDP), l’operazione non è stata motivata dall’ordine pubblico, ma dall’omofobia: “La polizia lavora su quelle che ritiene delle priorità. Ovviamente trasformare questa cosa in una priorità è un esempio dell’omofobia che sopravvive nella nostra società” [CBC].

La vicenda ha comunque aperto un interessante dibattito sul sesso all’aperto: va bene evitare che le persone si ritrovino di fronte a scene di passione infuocata senza volerlo, ma forse non si sta esagerando nelle restrizioni? Non avrebbe più senso essere meno rigidi e più realistici? In fondo, cosa c’è di male nel sesso all’aperto, se fatto in luoghi e in orari che evitino incontri non voluti? La cosa può sembrarci immorale, squallida, sgradevole o anche semplicemente brutta, ma la legge e il rispetto della legge devono basarsi su questi giudizi o limitarsi a proibire azioni che danneggiano altre persone?

Il sesso all’aperto è una scelta inevitabile per chi vive all’aperto, come le persone senza fissa dimora. È un’opzione fondamentale per chi non può ospitare i propri partner sessuali in casa e per infinite ragioni non può o non vuole pagare una camera di motel o un ingresso in una sauna gay. Ed è il gusto personale di tantissime persone, per approcciare e scoprire qualcuno in modo meno asettico rispetto a Grindr.

Così l’urbanista Jen Roberton e l’attivista anti-violenza Marsha McLeod chiedono di “bilanciare i bisogni di chi usa il parco e non desidera vedere atti sessuali espliciti con il bisogno ugualmente essenziale delle persone queer di avere spazi per esprimere la propria sessualità, in cui non subire traumi e violenze” [Spacing]: se ci sono vittime nel sesso all’aperto, infatti, sono quasi sempre gli uomini che fanno sesso con altri uomini in una situazione di clandestinità e illegalità che rende difficile la denuncia di eventuali aggressioni e rapide e che quindi fa prosperare teppisti e delinquenti.

Alcune amministrazioni locali in tutto il mondo hanno cercato di combattere il fenomeno del sesso nei parchi tagliando i cespugli e illuminando ogni angolo buio, ma questo – notano le due esperte – non ha fatto altro che impedire a chi cerca sesso di farlo senza essere visto, “creando ulteriori conflitti invece di conciliare i bisogni di tutte le persone che usano gli spazi pubblici”.

Una buona soluzione potrebbe allora essere quella adottata dal Vondelpark, nel centro della capitale olandese Amsterdam: dal 2008 il sesso all’aperto, pur rimanendo illegale, è sostanzialmente tollerato a patto che si svolga di notte e lontano dalle aree attrezzate per i bambini.

La vicenda di un altro parco, l’Ørstedspark di Copenhagen (di cui abbiamo già parlato sul Grande Colibrì), evidenzia un’altra questione importante: nel 2011 alcuni attivisti hanno attaccato cartelli in cui si invitava a fare sesso lontano dalle aree frequentate da bambini, facendo la massima attenzione a non essere visti, senza fare rumori eccessivi e senza lasciare in giro preservativi e fazzoletti di carta. Il comune ha rimosso tutti i cartelli, ma gli attivisti hanno lanciato un messaggio importante: possiamo e dobbiamo aprire un dibattito libero sul sesso e sviluppare idee per una sessualità fuori dagli schemi e comunque rispettosa di tutte le persone.

 

Pier
©2016 Il Grande Colibrì

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