Censura, petizioni e divieti anti-LGBT in Indonesia

attivista per i diritti LGBT sull'isola di Sumatra
Manifestazione per i diritti LGBT sull'isola di Sumatra

Alti funzionari, forze armate e militanti islamici rendono allarmante la situazione per la comunità LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) indonesiana. Purtroppo le violenze e le discriminazioni contro gli omosessuali partono soprattutto dalla polizia, i cui membri risultano molto vicini a vari militanti islamisti che vogliono limitare i diritti delle minoranze sessuali.

Il 2016 è stato un anno nero per gli omosessuali indonesiani. Il 26 gennaio dell’anno scorso il quotidiano conservatore islamico Republika pubblicava a caratteri cubitali in prima pagina la frase: “Le persone LGBT sono una minaccia seria”.

Nello stesso mese il Komisi Penyiaran Indonesia (Consiglio delle telecomunicazioni indonesiano; KPI) ha reso più forte il divieto per emittenti TV e radio di mostrare come normali i comportamenti e le vite di lesbiche e gay. La giustificazione di questa censura è stata che dovevano assolutamente evitare di mostrare ai bambini scene che potessero indurli a comportarsi da omosessuali. Fortunatamente l’UNICEF e le Nazioni Unite hanno sollecitato il governo a bloccare invece le leggi che criminalizzano la promozione dell’omosessualità e l’associazionismo LGBTQI, e a garantire che i figli di famiglie o genitori LGBTQI non venissero discriminati [Human Rights Watch].

La tendenza a pubblicare notizie contro la comunità LGBTQI è stata studiata e confermata dalle associazioni Kemitraan (Parternariato per la riforma della governance), Arus Pelangi e OutRight Action International, secondo cui nel 2016 sono aumentati gli attacchi contro gli omosessuali nei giornali più influenti: Republika, Antara, Jawapos, Kompas, Seputar Indonesia, Media Indonesia e Suara Pembaruan. Sono emerse 200 notizie anti-LGBTQI contro 60 che almeno cercavano di educare il pubblico ai diversi orientamenti e a proteggere le minoranze di genere e sessuali [The Jakarta Post].

A parte nella provincia di Aceh, in Indonesia l’omosessualità non è illegale, ma adesso alcuni gruppi hanno lanciato petizioni per cercare di cambiare le cose in questa direzione. Ancora oggi molti reati rimangono impuniti e alte cariche tra i funzionari benedicono, implicitamente o meno, le violenze frequentemente perpetrate ai danni delle minoranze.

Il presidente Jokowi ha in mano il potere di combattere tutto questo. Nell’ottobre 2016, con l’intensificarsi delle campagne anti-gay, Jokowi ha invitato la polizia all’azione in difesa della comunità LGBTQI e contro i gruppi che danneggiano gli omosessuali: “Non ci dovrebbero essere discriminazioni nei confronti di nessuno” [Il Grande Colibrì]. Ma non basta.

Non basta perché siamo solo agli inizi del 2017 e già la polizia a braccetto con i militanti islamisti ha cominciato a operare indisturbata. Pochi giorni fa, per esempio, è stato fermato un evento culturale dei bughinesi (un popolo che ammette tradizionalmente tre sessi e quattro generi, più il quinto meta-genere neutro chiamato “bissu”; Inside Indonesia) a favore delle persone transgender nella provincia di Sulawesi perché, secondo il Forum Umat Islam (Forum della comunità islamica; FUI), l’evento violava i “valori religiosi”. E poco importa che, come spiega Askar Mampo, un membro dell’organizzazione, il 4 gennaio fossero stati ottenuti tutti i documenti necessari per svolgere l’evento [The Jakarta Post].

Questo legame forte tra la polizia e militanti islamisti è trasparente e tutti ne sono a conoscenza. A novembre il Front Pembela Islam (Fronte dei difensori dell’islam; FPI), un gruppo che vanta perpetue molestie e violenze contro le minoranze, ha chiamato le forze armate per irrompere in un raduno di uomini, una delle cosiddette “feste del sesso” [The New York Times]. Già a gennaio del 2016 l’FPI aveva portato la polizia in un hotel di Jakarta nel quale si teneva una formazione sull’accesso alla giustizia per le persone LGBTQI [Il Grande Colibrì].

Non basta perché ancora vengono chieste leggi più forti contro la comunità LGBTQI. Nei primi giorni di gennaio l’associazione di casalinghe islamiche Persistri si è presentata di fronte alla Corte costituzionale per chiedere di modificare le disposizioni del codice penale riguardanti le relazioni extraconiugali consensuali e gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso. Secondo l’associazione, l’Indonesia, senza una legge che criminalizzi questi atti, contribuisce a costruire una società incivile.

Tra i sostenitori di Persistri, uno psicologo esperto di genitorialità, Elly Risman, ha sostenuto la preoccupazione che questi atti possano riversarsi sui minori, mentre un esperto di educazione, Syamsu Yusuf, ha parlato di “disastro morale”. Il governo si è opposto, facendo rinviare l’udienza [The Jakarta Post].

Ed è stato senza dubbio eclatante il caso del divieto per le persone LGBTQI di partecipare alla selezione della competizione Creative Youth Ambassador (Ambasciatore della creatività giovanile) è arrivato direttamente dal ministero dei giovani e dello sport, motivandolo con “la promiscuità e i comportamenti sessuali devianti” delle persone LGBTQI, mettendo in discussione la loro sanità fisica e mentale [Newsweek].

 

Ginevra
©2017 Il Grande Colibrì

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