Accra è uno di quei posti dove non puoi far ciondolare un rosario senza che questo sbatta contro un promettente luogo di preghiera pentecostale sbucato dal nulla. È, come il resto del Ghana, un luogo profondamente religioso. I negozi hanno nomi come “Dio è uno catena di alimentari in offerta” e “Boutique Cristo è la risposta”. C’è la strana “Guesthouse La Santa Trinità”, “Il tempo di Dio Best Cafè” e “Dio è con noi Estetiste professionali”. Cartelloni e poster implorano alle persone di “tornare a Dio“.
Contesto conservatore
“Alla gente di qui piace dire che, siccome siamo così religiosi, noi ghanesi andremo tutti in paradiso” mi dice sarcasticamente un attivista LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali). Se dobbiamo credere ai ghanesi, comunque, questo detto dovrebbe essere più o meno “tutti i ghanesi, tranne le persone queer“.
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Un report del 2018 di Human Rights Watch ha scoperto che “la combinazione tra la criminalizzazione dei comportamenti tra gli adulti dello stesso sesso [in base alla sezione 104 del codice penale del paese; ndr] e il contesto profondamente religioso e socialmente conservatore del Ghana hanno un effetto insidioso sull’espressione personale dell’individuo. Tutti gli intervistati [per il report; ndr] hanno riferito di sentire di non avere altra scelta se non quella di adottare un atteggiamento auto-censorio o, peggio, di dover negare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere per evitare sospetti da parte di membri della famiglia e delle comunità in cui vivono“.
Sabato sera arcobaleno
Con una mossa sprezzante, del tipo prendi-il-tuo-odio-e-infilatelo…, un gruppo di giovani attivisti queer si è riunito per mettere insieme degli eventi mensili rivolti alle comunità queer in espansione nella capitale. Formatosi due anni fa, il collettivo Yolo Lounge è composto da Moore, Cherry, Rash Berry e Nana (che sono i nickname con i quali preferiscono essere conosciuti). Essendo gli spazi di socializzazione ad Accra molto rari per le persone queer, gli eventi offrono degli spazi vitali per poter fare comunità. “La religione è il più grande ostacolo all’ottenimento dei nostri diritti. Dobbiamo creare spazi per la visibilità, per far sapere alle persone che esistiamo” dice il ventitreenne Moore.
Sembra stia funzionando. Il sabato sera al lounge bar a bordo piscina, in città, le persone queer che partecipano al party del collettivo “Colora il tuo spazio” si stanno rendendo molto, molto visibili. I sasso (ragazzi gay) con borse a tracolla di tela color arcobaleno e le bellissime supi (lesbiche) dal sedere prosperoso, sfoggianti capelli afro e bikini, se la spassano nell’acqua, cocktail in mano. Una risata contagiosa riempie l’aria quando l’ultimo pettegolezzo viene scambiato e gli outfit acclamati. “È un party in piscina e tu indossi Balenciaga?” qualcuno scherza con un riso canzonatorio.
Inizia una sessione all’impromptu di “allena le tue capacità”, quando qualcuno si lamenta: “Mi piacerebbe twerkare, ma non ho un culo“. “Sì, puoi farcela. Guarda me… Guarda come vado giùùùù” è la risposta maliziosa, seguita da un frenetico twerking subacqueo. Ogni tanto le mani vengono sollevate in aria tutte insieme, mentre i fianchi roteano ai beat rimbombanti di P-Square, Nicki Minaj e Rihanna. L’atmosfera celebrativa è come un enorme e collettivo sospiro di sollievo.
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Veemente opposizione
Le comunità LGBTQIA del paese hanno sperimentato ancora una volta l’asprezza del conservatorismo religioso, dopo il recente annuncio che la Pan Africa International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association avrebbe tenuto ad Accra a luglio una conferenza [nel frattempo vietata; ndt]. L’incontro sarebbe stato il primo del suo genere in Africa occidentale e aveva infastidito i conservatori e i leader religiosi del Ghana. “Loro ci stanno insultando” ha detto Moses Foh-Amoaning, il direttore esecutivo della National Coalition for Proper Human Sexual Right and Family Values (Coalizione nazionale per i corretti diritti umani sessuali e per i valori familiari).
Il capo imam ashanti della regione, Sheikh Muumin Abdul Haroun, ha alzato la posta durante un’intervista in radio, definendo l’essere queer come “un male che non deve essere tollerato in nessun modo, poiché disprezzato da Dio“. “Giuro che non saremo d’accordo. Noi musulmani, cristiani e credenti della religione tradizionale insorgeremo. Non permetteremo loro nemmeno di mettere piede qui e non permetteremo neanche al governo di mettersi in mezzo. Il paese non appartiene a loro: appartiene a noi, quindi decidiamo noi chi fa cosa qui” ha dichiarato.
Per Yolo Lounge, lo spazio queer a cadenza mensile è essenziale per contrastare l’intolleranza, facendo sentire allo stesso tempo la popolazione queer meno isolata. “Quello che vogliamo ottenere con questi eventi è far vedere alle persone queer in Ghana che non sono sole. Che hanno una grande famiglia lì fuori. Che è molto importante per noi – dice Moore – E quando vedo la comunità così, ci vedo così tanta vita dentro. Perché, sai, ogni parte della nostra vita viene limitata. Quindi in un luogo dove hanno l’opportunità di essere se stessi, li vedi con così tanta vita dentro“.
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Senso di appartenenza
“La scorsa notte ho davvero sentito di essere circondato da persone come me. Mi sentivo al sicuro. E avvertivo un senso d’appartenenza. C’era così tanto amore, così tanta felicità, così tanto divertimento – dice Michael*, un uomo trans, il giorno dopo l’evento – Queste cose sono davvero importanti nella nostra comunità, perché le persone combattono la depressione giorno e notte. E se vanno a incontri del genere, so che questo riduce queste depressioni e altre cose. Anche io, prima che lasciassi casa ieri, non ero felice. Ma quando sono arrivato qui e ho visto com’erano tutti, ho sentito della gioia. Sono semplicemente diventato felice“.
Ayisha*, una giovane attivista queer, fa eco ai sentimenti di Michael: “L’evento di ieri è stato meraviglioso. Mi sono divertita da matti. Sai, incontrare la comunità e sentire di farne parte. Le persone ridevano e si abbracciavano… Riscaldava il cuore“. “Sai – ha aggiunto – spesso, quando sei dentro il tuo guscio, senti che non ci sono altre persone così là fuori. Ma quando partecipi a questi eventi, senti che, okay, non sono l’unica in questa situazione. Ho un’intera comunità che mi supporterà. E per noi del posto questo è davvero, davvero importante“.
* Nomi modificati
Carl Collison
this article was first published by New Frame
traduzione di Irene Benina
©2020 New Frame / Il Grande Colibrì
immagini: ©2020 Carl Collison


