Matrimoni gay, la Spagna non cambia? Il Messico sì!

Pinkwashing e diritti umani in Israele, è dialogo tra sordi
Calciatori gay si baciano, ma è “solo” un videogame
Un pulcino ai pinguini gay cinesi: così avrà più chances
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MONDO Il cambio di governo in Spagna potrebbe non essere sufficiente per cancellare le nozze omosessuali (Il grande colibrì). In occasione della festività della Costituzione del 6 dicembre, infatti, la Federazione statale di gay, lesbiche, transessuali e bisessuali (FELGBT) ha chiesto alla Corte Costituzionale spagnola di pronunciarsi sul ricorso di costituzionalità dei matrimoni omosessuali, presentato oltre 6 anni fa dal Partito Popolare. Sono 25.000 le famiglie omosessuali registrate nel Paese dall’entrata in vigore della legge che equipara i matrimoni gay a quelli eterosessuali. Un rapporto presentato all’alta corte dalla FELGBT, avallato da costituzionalisti di chiara fama, denuncia “la minaccia diretta” per tali famiglie, rappresentata dal ricorso pendente sul “matrimonio ugualitario” e “l’incertezza del diritto” per i figli adottati dalle coppie gay. Così, in caso di un pronunciamento favorevole della Corte costituzionale, sarebbe molto difficile per il nuovo governo monocolore del Partito Popolare cancellare il matrimonio gay introdotto da Zapatero (ANSA). Intanto in Messico il matrimonio omosessuale diventa realtà in un secondo stato dopo quello della Capitale: il codice civile della regione di Quintana Roo non fa riferimenti al sesso dei contraenti le nozze e, in ossequio alla nuova Costituzione messicana che dallo scorso anno proibisce “tutte le discriminazioni motivate da origine etnica, di nazionalità, di condizione sociale, di condizione di salute, religione, opinione, preferenze sessuali” due coppie (una gay, l’altra lesbica) hanno deciso di compiere il percorso burocratico per sposarsi (Latin American Herald Tribune).

MOI Il pinkwashing e l’articolo di Sarah Schulman sul NYT (Il grande colibrì) continuano ad animare il dibattito sui diritti LGBTQ* e Israele. L’ultimo intervento in ordine di tempo, dopo il confronto, aspro ma civile, che ha organizzato Il grande colibrì, è quello di Lillian Faderman, che sul San Diego Gay & Lesbian News ribadisce alcuni fatti che peraltro nessuno ha mai messo in discussione: che cioè Israele sia nell’area mediorientale l’unico stato dove c’è libera organizzazione per le attività dei gruppi LGBTQ*, tanto che perfino molte riunioni di gruppi omosessuali palestinesi si sono tenute a Tel Aviv. L’opinione, rispettabilissima e perfino condivisibile in molti suoi tratti, sembra però ignorare il nocciolo della questione: ammettere che Israele è l’unico stato del M.O. che rispetta i diritti della nostra comunità, ammettere che Israele è l’unico stato in cui si svolgono elezioni realmente libere nella regione, ammettere che Israele è stato all’avanguardia fin dal 1988 sui diritti alla popolazione LGBTQ* può spingerci ad ignorare che la stessa umanità avuta nei confronti di omosessuali e transessuali non è stata concessa ad altre minoranze? E’ chiaro che la questione palestinese è complicata e che i palestinesi tirano le pietre, quando non fanno di peggio: ma vogliamo negare che ci sia un atteggiamento di violento rifiuto ai diritti palestinesi, a cominciare da quello di poter costituire uno stato indipendente, solo perché la comunità LGBTQ* è trattata con i guanti in terra israeliana? La questione è semplicemente questa e purtroppo, nella sua appassionata difesa di Israele la Faderman semplicemente non l’affronta: del resto tutte le questioni dirimenti di quella regione appaiono, ad un osservatore esterno, un dialogo tra sordi. E sordi agli appelli dell’Occidente (Pink News) dovrebbero restare, secondo lo studioso islamico Malam Abdulkadir Apaokagi, i governanti nigeriani: le leggi anti-gay (Il grande colibrì) vanno approvate in fretta, perché gli omosessuali “sono peggio degli assassini, e meritano una pena più rigida di coloro che sono accusati di aver ucciso altri esseri umani” (Vanguardsegui MOI Musulmani Omosessuali in Italia).

CULTURA Ci voleva un videogioco per far fare un balzo culturale in tema di diritti al calcio. E quindi salutiamo con piacere il fatto che nell’edizione 2012 del gioco intitolato alla Federazione internazionale di calcio “Fifa 12” due calciatori di una squadra che ha appena segnato, nel rovinare a terra dopo il gol, approfittino per baciarsi appassionatamente (Sports Grid). Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano tutti i soloni, gli ex calciatori ed allenatori che hanno sempre negato l’esistenza degli omosessuali nel calcio. Ma per ora ci accontentiamo così. Intanto l’acclamato regista Steven Spielberg ha rilasciato un’intervista in cui ha ammesso di aver ammorbidito le scene di sesso saffico nel film tratto dal romanzo di Alice Walker “Il colore viola”, girato nel 1985: “C’erano cose nel rapporto tra Shug Avery e Celie per cui non mi sentivo a mio agio. Probabilmente in questo senso sono stato il regista sbagliato per la storia, ho reso alcune scene che erano estremamente erotiche molto soft, fino ad un semplice bacio, e l’ho fatto intenzionalmente, ricevendo parecchie critiche per questo“. Tuttavia, alla domanda se oggi girerebbe la scena in modo diverso, Spielberg ha sorprendentemente detto che non la cambierebbe, perché è “coerente con la tonalità del film dall’inizio alla fine” (Advocate).

CRONACA Ci sono pinguini gay che vengono divisi per aiutare a riprodurre la specie (Il grande colibrì) ed altri che vengono gratificati nel loro rapporto affettivo con la tanto desiderata paternità. Se è vero infatti che spesso i pinguini omosessuali tentano di rubare uova per covarle e diventare padri, il personale dello zoo Polar land di Harbin (Cina) ha pensato che una coppia di pinguini maschi potesse essere una buona possibilità di crescere bene per uno dei due gemelli partoriti da una femmina di pinguino dello stesso zoo. In questo modo le possibilità dei due fratellini di sopravvivere vengono stimate maggiori: stavolta, quindi, la coppia gay non solo verrà rispettata ma addirittura gratificata: chissà che l’esperienza non insegni qualcosa anche agli uomini… (Pink News)

MOVIMENTO Nel corso della maratona di solidarietà “Write4rights” Amnesty International propone – in collaborazione con Arcigay, Certi Diritti, Di’ Gay Project, Gayroma.it, I-Ken Napoli e Rete Lenford – di sottoscrivere un appello in favore di Jean-Claude Roger Mbede, trentunenne camerunense che sta scontando una condanna a tre anni di carcere esclusivamente a causa del suo orientamento sessuale, reale o presunto. Arrestato il 2 marzo scorso, Jean-Claude è stato detenuto per sette giorni prima di essere accusato di omosessualità e induzione all’omosessualità. Ora si trova nel carcere centrale di Kondengui, dove le condizioni di detenzione sono difficili a causa di un grave sovraffollamento, scarsi livelli di igiene e carenza di cibo e dove rischia inoltre attacchi omofobici e maltrattamenti.

 

Michele
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