Rifugiati e LGBT, tra omonazionalismo e islamofobia

Non può esistere un razzismo gay-friendly!

In questi tempi bui, in cui dobbiamo affrontare l’avanzata al tempo stesso dei nazionalismi e degli estremismi religiosi su entrambe le sponde del Mediterraneo, non bisogna soccombere alla tentazione del fascismo totalitario. Sono sempre più numerosi i sociologi specializzati nello studio delle società e delle comunità arabo-musulmane a constatare (da una parte e dall’altra, come in uno specchio) come stiano avanzando le identità fascisticheggianti, prese in ostaggio tra la paura dello straniero “barbarico” e la paura dell'”impuro” venuto dall’Occidente.

RIFIUTARE GLI (OMO)NAZIONALISMI

Viene chiamato “omonazionalismo” l’atteggiamento minoritario per cui alcune persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) considerano chi cerca rifugio in Europa, così come coloro che discendono da persone immigrate, come meno in grado di fare propri i valori di una cultura “gay” diversa e inclusiva. Insomma, l’omonazionalismo è una scelta politica che rafforza le discriminazioni trasversali e che viene presa per effetto della pressione della maggioranza in una nazione che ricerca un’identità purificata da ogni espressione di dubbio e di cambiamento, da ogni speranza di evoluzione e di adattamento al contesto geopolitico internazionale.

La preoccupazione sorge quando i disordini geopolitici attuali e senza precedenti che interessano principalmente i territori del Medio Oriente, influenzano le ideologie politiche, omonazionaliste, in Europa o all’interno di paesi dalla storia recente, post-coloniale, alla ricerca di un’identità nazionale. Per questo l’omonazionalismo può essere definito come l’uso, denunciato da intellettuali come Judith Butler a Berlino, da parte di associazioni LGBT di ideologie apertamente razziste o islamofobe.

DARE LA PAROLA ALL’ATTIVISMO DI BASE

In questa prospettiva di rimessa in causa delle norme sociali tanto maggioritarie quanto comunitarie, attraverso ideologie politiche che spesso sono considerate come annesse o persino secondarie in rapporto agli studi di genere, per le nostre azioni future è fondamentale tenere conto dei nazionalismi, compresi quelli che sono “lavati in acqua di rose” (pinkwashing).

Mentre i politici che sostengono campagne ideologiche in tutto il mondo, tanto “xenofobe” quanto “islamiste”, hanno capito bene quali sono gli effetti indiretti del ruolo accordato (o non accordato) alle minoranze sessuali all’interno dello spazio pubblico, il modo migliore in cui noi possiamo lottare contro ogni strumentalizzazione politica delle lotte per i diritti delle persone LGBT è invece, innanzi tutto, dare la parola agli attivisti di base tanto nel paese in cui viviamo quanto altrove.

NON CREARE MINORANZE DI MINORANZA

Anche dall’altro lato del Mediterraneo esiste la speranza per le persone LGBT: anche se sono sempre più duramente toccate dalla fascistizzazione delle identità, molte di loro si battono per affermare chiaramente le proprie libertà di coscienza, d’espressione e sessuali. Nel corso del tempo, con l’emergere delle nostre rivendicazioni militanti in Algeria o altrove, del nostro attivismo LGBT, della nostra lotta femminista e delle battaglie per le libertà democratiche nel mondo arabo-musulmano, abbiamo incontrato sul nostro cammino compagni che sono diventati amici veri e che sempre più spesso hanno capito che i diritti umani non possono essere separati gli uni dagli altri, che si tratti di lotta femminista, LGBT, politica o democratica: ciascuna persona ha diritto al proprio posto nella società.

In Algeria, nostro paese di origine, le aggressioni omofobe sono giustificate da due articoli (333 e 338) del codice penale che criminalizzano il fatto di essere omosessuali. Le condanne sono poi richieste e sostenute dai predicatori della televisione pubblica e di Ennahar TV.

Per noi, nessuno ha lezioni da ricevere o da dare in fatto di attivismo, in particolare chi è rimasto in Algeria come i fondatori dell’associazione TransHomosDZ, organizzazione di difesa delle persone LGBT. Ciò che secondo noi è essenziale è l’imparzialità: non scegliere tra le persone LGBT quali difendere, non creare minoranze nella minoranza. L’omofobia e la transfobia interiorizzate, ma anche la xenofobia nella comunità LGBT, sono un pericolo vero perché sono la promessa lugubre dello sviamento delle nostre lotte umaniste.

 

Ludovic-Mohamed Zahed e Zak Ostmane per Saphir News
Zahed è un imam e ricercatore algerino; Ostmane è un giornalista algerino
traduzione di Pier
©2016 Saphir News – Il Grande Colibrì
Scritto da
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2 commenti

  • Non capisco il commento a cosa si riferisca, Paolo Scatolini, dal momento che nessuno ha detto che "essere gay è meno rischioso nei paesi occidentali che in Iran o in Algeria". O ha sbagliato articolo o non l'ha letto…

  • dire che essere gay è meno rischioso nei paesi occidentali che in Iran o in Algeria non è "omonazionalismo", è realtà. Dove c'è una cultura laica consolidata non c'è un mondo perfetto ma c'è un po' più libertà rispetto a paesi dove la religione domina la vita quotidiana e la società quando non domina anche la politica

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