Skip to main content

Sono stati grandi i festeggiamenti per l’apertura della nuova centrale della polizia religiosa a Touba, capitale spirituale della Muridiyya, una confraternita islamica che riunisce quasi metà della popolazione senegalese. Per l’occasione la polizia ha sequestrato centinaia di oggetti proibiti nella città santa (dai palloni ai capi di lingerie) e soprattutto ha arrestato 44 persone, di cui 18 seguaci delle religioni tradizionali, 16 donne sex worker e 10 uomini gay o bisessuali, probabilmente individuati da spie nelle app di incontro per soli uomini. Della sorte di quest’ultimo gruppo ci informano alcuni attivisti senegalesi tramite 76Crimes.

Gli agenti hanno liberato sei arrestati che hanno accettato di confessare la propria attrazione per altri uomini davanti alla propria famiglia. Gli altri quattro hanno rifiutato di farlo, perché troppo impauriti della possibile reazione dei parenti. Le organizzazioni per i diritti umani sono riuscite a pagare la liberazione di altri tre uomini, mentre affermano di non avere gli 840 euro necessari a comprare la libertà del quarto arrestato, che rischia una condanna carceraria pluriennale per le accuse di omosessualità e di prostituzione. Attraverso 76Crimes hanno lanciato una raccolta fondi.

Cadavere sacrilego

La condanna rischia di essere molto pesante anche perché il sesso omosessuale a Touba viene considerato un sacrilegio, un oltraggio alla santità della città. Questo ragionamento ha raggiunto vette di assurdità insuperabili quando l’organizzazione che gestisce le moschee e i cimiteri di Touba, e che in pratica governa la città quasi come se fosse un micro-stato autonomo, ha rifiutato il cadavere di Mbaye Wade, un uomo originario della città, emigrato in Belgio e assassinato a Liegi qualche giorno fa.

islam cimitero tombe musulmaniPer le autorità religiose Wade era colpevole di avere avuto una relazione con un altro uomo e quindi il suo cadavere avrebbe profanato la sacra terra di Touba. La motivazione ufficiale del rifiuto, che in realtà non è il primo di questo tipo in Senegal, è assolutamente esplicita: “Una cosa è certa: un omosessuale non può essere sepolto a Touba o in qualsiasi altro cimitero musulmano. La nostra religione non lo permette“. Alla fine l’uomo, nonostante avesse espresso il desiderio che il suo corpo tornasse in patria, è stato sepolto in Belgio, accanto ai familiari del suo compagno.

Va in onda l’odio

Questi fatti di cronaca ovviamente terrorizzano la comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) senegalese, come racconta un attivista gay: “La cosa peggiore è sentire le parole offensive nella nostra vita quotidiana: quando c’è una notizia che parla di omosessuali in TV o alla radio, mia madre ne dice di cotte e di crude. ‘Ci contamineranno’ dice a volte, per poi lanciare insulti. In quei momenti non so che fare: vado in camera mia per non sentirla“. Il ragazzo non solo non ha fatto coming out con la famiglia, ma ha rinunciato anche a difendere i diritti delle minoranze sessuali davanti ai parenti, per non risultare “sospetto”.

Sui media la voce delle persone LGBTQIA è assente, mentre lo spazio è occupato da potenti organizzazioni religiose come Jamra, che in passato ha denunciato complotti tanto fantomatici quanto assurdi come il tentativo di “omosessualizzare” i bambini attraverso i cartoni animati o la volontà di inondare il Senegal di magliette arcobaleno. Il vicepresidente di Jamra, Mame Mactar Gueye, spiega così le posizioni della sua organizzazione: “Il 95% dei senegalesi è musulmano e il 4% cattolico: fa un 99% di credenti! È normale che rifiutiamo l’omosessualità: è contro natura, un uomo va con una donna, non bisogna essere egoisti!“. Il discorso farebbe ridere se non ci fossero così tante vite in pericolo.

Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazioni da Malickdieye38 (CC BY-SA 4.0) / da Chongkian (CC BY-SA 3.0)

Leave a Reply