Uganda, arrestata bimba di 8 anni: “È lesbica”

Deliri omofobi: semplice bimba o lesbica criminale?

In Uganda, a est della capitale Kampala, in un paesino di nome Jinja, una bambina di 8 anni è stata prelevata nella sua casa dalle forze dell’ordine e arrestata con l’accusa di compiere atti omosessuali. In effetti la gravità dell’accusa si capise bene dal sito internet ugandese Red Pepper che intitola la notizia con “shocking!” in maiuscolo!

La denuncia è stata esposta dal vicino di casa della piccola, dopo averla ripetutamente scoperta ad intrattenere relazioni sentimentali con altre ragazzine. Precisamente, l’uomo testimonia di averla vista adescare altre bambine in una fattoria abbandonata vicino casa, e compromettersi con baci e “atti sessuali con le dita”.

La conferma dell’arresto viene data dal segretario dell’unità di protezione Jinja Police Child Family Protection, Catherine Wobuyaga, comunicando che la bambina ha ammesso di intrattenere ripetutamente queste relazioni con le sue compagne di classe. Attualmente, riferisce The Uganda Today, la polizia sta indagando su tutti i parenti della famiglia della bambina, per capire chi possa averla inflenzuata a commettere azioni così scorrette.

Il reverendo padre Simon Lokodo, ministro per l’etica e l’integrità ugandese, ribadisce la posizione contraria del paese verso l’omosessualità, e il continuo impegno a combatterne la pratica.

Hanno condannato l’arresto molti attivisti internazionali per i diritti umani, tra cui Victor Odero, militante di Amnesty International per l’Africa orientale, che ha detto all’Independent che la bambina deve essere rilasciata immediatamente e che è compito dello stato tutelare la vita privata e il benessere dei minori.

L’Uganda condanna l’omosessualità come pratica illegale: le sue leggi sono tra le più restrittive al mondo. Tuttavia, il codice penale che criminalizza gli atti omosessuali come “contro-natura” risale ai tempi del colonialismo britannico [Il Grande Colibrì]; prima riguardava solamente gli atti compiuti tra uomini, successivamente la legge è stata estesa anche per le lesbiche e i bisessuali.

La situazione si è aggravata ancora di più nel febbraio 2014, quando è diventata motivo di reato anche la promozione dell’omosessualità o la “complicità”, cioè essere a conoscenza di qualcuno che ha commesso un atto omosessuale e non averlo denunciato alla polizia. Fortunatamente, la proposta di applicare la pena di morte per alcune pratiche omosessuali invece non fu accettata [Il Grande Colibrì].

Tuttavia l’entrata in vigore del reato di promozione e complicità fu una grande vittoria per il parlamento ugandese: le parole del presidente Museveni furono molto dure: “Nessuno studio ha dimostrato che si può essere omosessuali per natura, per questo ho accettato di firmare la legge”. David Bahati, il deputato che ha introdotto il disegno di legge, è seguito a ruota: “Questa è una vittoria per la famiglia dell’Uganda, una vittoria per il futuro dei nostri figli” [The Guardian].

Tanto per limitare ancora di più la vita dei suoi cittadini, Museveni, devoto cristano evangelico, non lascia scampo nemmeno alla navigazione in internet: sempre nel 2014 firmò una legge che monitora da vicino cosa le singole persone cercano in rete.

 

Ginevra
@2016 Il Grande Colibrì

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2 commenti

  • Accade quando la comunità internazionale lascia nella miseria Paesi che non possono far altro che chiedere aiuto ad ONG Religiose, in questo caso alle Chiese Evangeliche Nordamericane.
    Tra l’altro parliamo di un Paese in cui, fino agli anni ’90, il fondamentalismo cristiano ha fatto da precursore all’odierno Isis / Daesh .
    Da aggiungere che la criminalizzazione dell’ omosessualità è un retaggio del colonialismo britannico.
    Benvenuti in Africa .

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