Le radici illuministe del razzismo e dell’omofobia

Ci eravamo lasciati con la promessa di continuare la nostra storia delle teorie razziste e omofobe. Come ricorderete eravamo giunti al periodo illuminista (leggi l’articolo). Ed è proprio nell’Illuminismo che si trovano le radici del razzismo moderno e dell’omofobia cosiddetta “scientifica”.

L’Illuminismo fu una rivoluzione completa del pensiero. I filosofi del periodo abbandonarono la visione religiosa del mondo e sostennero il dominio della “ragione“. Secondo gli illuministi il mondo, in ogni sua manifestazione, era spiegabile attraverso la logica e la scienza. Nella filosofia (francese soprattutto) della seconda metà del XVIII secolo trionfa il materialismo e, per la prima volta, l’ateismo si fa strada.

Nonostante ciò, l’Illuminismo non si libera del tutto dalla religione e dal suo modo di pensare. Anche i più atei tra i filosofi illuministi mantennero infatti l’atteggiamento dogmatico tipico della religione cattolica. Così come il clero proponeva le proprie verità di fede come assolute, così i filosofi proponevano le verità scientifiche come verità universali e indubitabili. Va sottolineato che la scienza dell’epoca aveva una visione limitata della realtà dovuta all’arretratezza delle conoscenze e della metodologia. Si era ben lontani dalla scoperta delle particelle elementari e del principio di indeterminazione. Ciò portò alla nascita del determinismo.

La visione fisica del mondo divenne rigida. Se ogni causa ha un effetto determinato da meccanismi fisici e derivante da leggi universali e fisse, allora tutto è spiegabile in quest’ottica e i fatti non sono altro che la conseguenza del susseguirsi di azioni e reazioni fisiche e chimiche. La libertà di scelta umana è solo un’illusione data dalla mancanza di conoscenza del quadro generale e dalla limitata visione che l’individuo ha.

Il passaggio del determinismo dalla fisica alla biologia fu istantaneo. Anche gli esseri viventi furono studiati sempre più in modo razionale e si cominciarono a mettere in dubbio le teorie antiche. Pur rimanendo in voga, nel XVIII secolo, il creazionismo, è interessante vedere come i naturalisti dell’epoca (citiamo solo Cuvier; wiki) cerchino di spiegare i fatti che sempre più venivano messi in luce.

Il ritrovamento dei fossili poneva un problema chiaro e palese: se i viventi erano stati creati così come sono, come era possibile il ritrovamento di animali e piante estinte? Come era possibile che in epoche remote flora e fauna fossero tanto diverse? Per giustificare la cosa si dovette immaginare che il creatore avesse fatto diverse creazioni successive e fatto quindi estinguere le specie precedenti. Le creazioni aumentarono di numero molto velocemente.

Il creazionismo durò più per il potere accademico e politico di Cuvier (suo massimo esponente) nella Francia dell’epoca che per la sua validità teorica. Molti furono i naturalisti a metterlo in dubbio, pur senza proporre alternative valide e sistemiche. Essi però vennero semplicemente emarginati dalla comunità scientifica. Ciò nonostante le nuove tesi si fecero strada e fu lo stesso Cuvier a dare ai futuri evoluzionisti un’arma incredibilmente potente per dimostrare le loro teorie: l’anatomia comparata.

Gli stessi creazionisti si chiedevano come mai ci fossero somiglianze simili fra animali anche assai diversi. Perché il creatore aveva creato varianti di una stessa struttura invece che strutture diverse? Che senso aveva tutto ciò? L’idea del mistero religioso, la giustificazione per cui semplicemente il creatore aveva fatto ciò nella sua immensa grandezza e non si poteva sapere il perché, non veniva più considerata come sensata. Anche i creazionisti ritenevano ormai necessario spiegare razionalmente le evidenze. Fu all’inizio del XIX secolo che un naturalista mise ufficialmente in dubbio il creazionismo con una teoria sistematica che postulava l’evoluzione dei viventi. Questo scienziato fu Lamarck (colui che coniò il termine “biologia”) con il suo trattato “Philosophie zoologique” del 1809.

Di Lamarck e delle conseguenze della sua teoria parleremo nei prossimi articoli. Qui cerchiamo di capire quale parte ebbe l’Illuminismo nella nascita delle teorie razziste e omofobe.

Il materialismo tipico della scienza illuminista si fuse con la visione etnocentrica europea. Gli illuministi vedono la società come necessario risultato delle leggi naturali e la società europea come massimo livello di sviluppo e modello quindi della “società naturale” sana e giusta. La diversità e l’immoralità vengono considerate malattie, deviazioni dalla naturale forma del comportamento umano. In tale visione, i popoli più “primitivi” vengono considerati come inferiori e gli omosessuali come malati. Nel XVIII secolo queste idee non si svilupparono in modo organico. Esse però crebbero nei decenni successivi fino a trovare le prime teorizzazioni negli anni Cinquanta del XIX secolo.

Questo “biologismo” diede una giustificazione scientifica ai pregiudizi religiosi e sociali che si protraevano da secoli. Non ci fu nessuna reale ricerca sperimentale su questi temi. Si diedero semplicemente per buone le idee della società e si catalogarono i pregiudizi come prove scientifiche. La sessualità soprattutto fu data per scontata, per ovvia e nessuno pensò di raccogliere dati oggettivi per comprendere il fenomeno. Si diedero per scontate alcune concezioni che oggi sono messe sempre più in dubbio.

Una delle idee su cui la scienza illuminista e la religione concordavano era lo scopo della sessualità. Secondo entrambe le visioni il sesso serve solo alla riproduzione e non ha altro senso o altra utilità. Ecco perché l’omosessualità per questi pensatori non poteva che essere una malattia, una deviazione. È chiaro a tutti che il rapporto omosessuale non può portare alla riproduzione. E tanto bastò per teorizzare l’omosessualità come malattia.

Queste idee furono di portata assai più grande di quel che si possa pensare e influenzarono (e influenzano anche oggi) perfino il pensiero della Chiesa cattolica apostolica romana e non solo (anche se le chiese omofobe faticano a riconoscere la paternità illuminista delle idee). Quel che davvero conta in queste idee è lo spostamento dell’asse di visuale riguardo l’omosessualità. Prima dell’Illuminismo non si parlava di omosessualità (il termine verrà coniato nel 1848) ma solo di “sodomia“. I rapporti omosessuali erano ritenuti comportamenti peccaminosi da punire e non una caratteristica dell’identità della persona. Il “sodomita” era ritenuto una persona malvagia e peccatrice, non una persona con istinti derivanti dalla sua identità. In tal senso non si concepiva la sodomia come una malattia, ma come una colpa.

È con l’Illuminismo e il suo determinismo materialistico che l’omosessualità diventa insita nella natura dell’individuo. Ed essendo una caratteristica contraria alla sessualità “sana” e “naturale” perché non porta alla riproduzione, non può che essere una malattia. Bisognerà attendere la metà del XX secolo perché uno scienziato faccia una ricerca davvero scientifica sulla sessualità umana, raccogliendo dati e descrivendo la realtà oggettivamente, senza pregiudizi e senza giudizi morali. Ma prima di parlare delle ricerche di Kinsey (wiki) dobbiamo vedere tutto ciò che è accaduto nel XIX secolo.

Anche nell’ambito razzista la situazione non è molto diversa. Prima del XVIII secolo non si può parlare di vero e proprio razzismo. Le discriminazioni si basavano più che altro su motivazioni politiche e religiose. Nell’Europa del Rinascimento, ad esempio, non si può parlare di antisemitismo, ma di antiebraismo. L’ebreo è inferiore perché infedele, perché non cristiano. Ma se l’ebreo si converte viene accettato e acquista i diritti dei cristiani.

È con l’affermarsi della biologia durante l’Illuminismo che le differenze tra i popoli sono indicate come differenze “naturali” derivanti dalla diversa capacità intellettiva tra le razze. Anche qui la visione è etnocentrica. Si vede la società europea tecnologicamente evoluta (siamo in piena rivoluzione industriale) e socialmente complessa come quella superiore. Questa teoria è viziata da una mancanza di conoscenza storiografica e metodologica, esattamente come le tesi sull’omosessualità. Non si possono infatti giudicare diverse civiltà e diverse culture in base ai parametri della nostra. Questa tendenza sembra però assai dura a morire e ancor oggi la spiegazione razzista sembra essere privilegiata (a volte inconsciamente) nell’analisi delle differenze sociali tra i vari popoli.

Come vedremo razzismo e omofobia sono solo due facce della stessa medaglia, due espressioni di uno stesso pensiero che usa la scienza (spesso indebitamente) per giustificare odio, pregiudizio e privilegi. Anche se le due cose assumono a volte tratti leggermente diversi o pesi differenti, i concetti di base sono identici. In tutto il XVIII e XIX secolo il razzismo la farà da padrone. Di omosessualità si parlerà poco e alcuni autori non la citeranno nemmeno. La condanna dei rapporti omosessuali è scontata per la società europea di quei secoli. È solo in tempi recenti, da quando cioè le persone omosessuali hanno cominciato a chiedere rispetto e diritti, che l’omofobia è divenuta sempre più palese e feroce.

Nel prossimo articolo parleremo della teoria di Lamarck e delle sue conseguenze. Anche se oggi viene citata solo come prima teoria evoluzionista e il suo autore solo come il precursore di Darwin, essa portò a gravi conseguenze sul fronte dell’omofobia e del razzismo ed è quindi il caso di approfondirla meglio. Al prossimo articolo dunque!

 

Enrico
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Scienza, razzismo e omofobia: tutti gli articoli:

  1. Dalla nascita della scienza moderna all’Illumismo
  2. Le radici illumiste del razzismo e dell’omofobia
  3. La giraffa di Lamarck apre la strada all’evoluzionismo
  4. La teoria della degenerazione delle razze di Gobineau
  5. Razzismo e omofobia? Sciocchezze, parola di Darwin!
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6 commenti

  • l’illuminismo è alleato dei diritti umani e non un nemico, il razzismo è una perversione del pensiero illuminista e anche l’omofobia

  • Accusare l’illuminismo alla luce degli sviluppi odierni della scienza e del modo di pensare è ridicolo. L’illuminismo è un punto saldo da cui è partito lo spirito critico che è alla base dell’evoluzione culturale ahimè solo dell’Occidente. Le altre grandi culture planetarie non hanno avuto nulla di simile. E quindi non diciamo sciocchezze pensando che gli interlocutori siano ignoranti o all’oscuro della storia delle idee. Viva l’Illuminismo e lo spirito critico sempre.Cito anonimo sopra : Lettere persiane, queste sconosciute.
    2) il razzismo e l’omofobia non sono figlie dell’illuminismo, ma della perversione delle idee illuministe fatte a uso e consumo delle classi dirigenti ottocentesche (ovvero bianche, europee, cristiane, borghesi), che è il positivismo e il darwinismo sociale. Ma vengono un secolo abbondante dopo l’illuminismo, e non per caso.

  • Innanzitutto faccio i complimenti ai curatori di questo blog, davvero interessantissimo e impeccabile. I punti evidenziati in quest'articolo confermano l'inganno psicologico in cui sono caduti quasi tutti i filosofi, scienziati e pensatori dei secoli passati, ovvero il mascheramento della superstizione religiosa la quale viene semplicemente "tradotta" in veste di scienza, filosofia o ideologia, il più delle volte da pensatori o scienziati che sono convinti di essersene liberati o di essere addirittura atei. In realtà è molto difficile se non impossibile riuscire ad affrancarsi dalla mentalità dominante della propria epoca, nemmeno i più grandi geni ci sono riusciti. E' un percorso da fare a piccoli passi durante la storia, e trovo del tutto ovvio che l'Illuminismo, come tutti gli altri periodi di rottura con il passato, abbia portato in sè sia la componente reazionaria che quella progressista. Nonostante tutte le sue colpe, come la persecuzione delle donne da parte di Robespierre durante il "Terrore", fu però un avvenimento irrinunciabile per le conquiste dell'umanità.

  • 1) "Gli illuministi vedono la società come necessario risultato delle leggi naturali e la società europea come massimo livello di sviluppo e modello quindi della "società naturale" sana e giusta"
    Lettere persiane, queste sconosciute.
    2) il razzismo e l'omofobia non sono figlie dell'illuminismo, ma della perversione delle idee illuministe fatte a uso e consumo delle classi dirigenti ottocentesche (ovvero bianche, europee, cristiane, borghesi), che è il positivismo e il darwinismo sociale. Ma vengono un secolo abbondante dopo l'illuminismo, e non per caso.

  • Davvero interessante, non avevo mai considerato alcune di queste cose che ho studiato a scuola da questo punto di vista! Ivan

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