Atlante LGBT delle proteste globali – 5. La Russia

manifestanti lgbt a san pietroburgo in russia
Manifestanti LGBT a San Pietroburgo, in Russia

Un ragazzo gay risponde ad un annuncio su Internet, ma ad aspettarlo nel luogo dell’appuntamento non trova un altro omosessuale, ma una dozzina di naziskin che lo insultano e gli versano dell’urina sui capelli, lo costringono a dichiarare le proprie generalità e a mostrare i propri documenti di identità alla videocamera. Video di questo tipo sono stati girati e caricati sul web in Russia, come denunciano i media di mezzo mondo. Lo scandalo è globale, ma in realtà rappresenta la punta dell’iceberg: le immagini riproposte dai siti esteri sono quelle più presentabili, mentre altri video mostrano scene più violente, minorenni costretti a spogliarsi nudi, a toccare i seni di alcune ragazze, a simulare sesso orale con falli artificiali… Gli aguzzini sono a volte gruppi legati all’estrema destra, altre volte semplici adolescenti.

L’immagine della gioventù russa è scioccante. D’altra parte, secondo una recente inchiesta della rivista liberal Novoe Vremya, il 41% dei giovani russi approva la politica di Putin, mentre solo il 14% si oppone al presidente; inoltre, le critiche si concentrano sulla situazione economica, mentre i problemi politici e le violazioni democratiche sono assolutamente sottovalutati. Questi dati, però, non convincono tutti. “Qui in Russia è meglio non credere a nessuna statistica, perché le statistiche sono manomesse – spiega Vladimir Voloshin, caporedattore del sito gay di intrattenimento KVIR – In realtà, tutti i canali tv fanno il lavaggio del cervello ai cittadini, ma hanno più difficoltà a farlo proprio con i giovani, che si informano soprattutto attraverso Internet”.

Nonostante l’inconsueta attenzione internazionale, resta difficile farsi un’idea precisa della realtà, perché lo scontro costante tra informazione e disinformazione rende ogni immagine sfocata. C’è un’unica certezza: in Russia il presidente autoritario Putin sta diventando sempre più un vero e proprio dittatore, come dimostra soprattutto l’arresto del blogger Alexei Navalny, uno dei principali critici del regime. Le recenti leggi illiberali contro l’immaginaria “propaganda gay” sono solo un modo per distrarre l’opinione pubblica, per offrire alla rabbia popolare un capro espiatorio: “Il governo sta cercando di spostare l’attenzione della società russa dai problemi reali ad altre questioni, compresa quella degli omosessuali” conferma Vladimir, che tuttavia non perde le speranze: “Credo che questo tentativo possa avere successo solo momentaneamente”.

Vladimir appare molto ottimista se si osserva meglio il fronte degli omofobi: le leggi anti-gay, che hanno portato all’arresto di attivisti LGBT ancor prima della loro promulgazione formale [Il Grande Colibrì], non sono sostenute solamente da Putin e dalla sua cerchia corrotta, che controlla sempre di più ogni aspetto della vita del paese, ma anche dalla Chiesa ortodossa russa. Kirill I, patriarca di Mosca e di tutte le Russie, ha dichiarato a proposito del riconoscimento dei matrimoni omosessuali in alcuni stati europei ed americani: “E’ un sintomo apocalittico molto pericoloso: dobbiamo fare tutto quanto in nostro potere per garantire che in Russia il peccato non sia mai autorizzato dalla legge dello stato” [RT]. Chiesa e Cremlino sono “partner naturali” conferma l’ex spia sovietica Putin [Asia One, tramite Wayback Machine].

L’omofobia del regime, invece, forse non è naturale: poco importa sapere quali siano le convinzioni intime del presidente russo e della sua cerchia, l’essenziale è capire il ruolo che il regime ha affidato all’omofobia in modo calcolato. L’odio per i diversi orientamenti sessuali, intenzionalmente confusi con la pedofilia, è appunto un modo per distrarre le masse: “La corruzione e l’irresponsabilità delle autorità regionali e centrali hanno raggiunto un livello inimmaginabile, il paese si sta dirigendo verso il disastro, la cosiddetta ‘stabilità’ russa è fragile, dal momento che la vendita del petrolio e del gas non riesce a coprire tutte le spese ed i bisogni interni del paese” dice Vladimir, che offre anche una lettura geo-politica più ampia: “Tutte le nuove leggi anti-democratiche sono il risultato della paura che il Cremlino ha del futuro”.

Gli oppositori del regime, per fortuna, lanciano qualche segnale di speranza. Come nota Vladimir, “in tutte le manifestazioni dell’opposizione che si sono tenute a Mosca negli ultimi due anni ci sono state delle bandiere arcobaleno”. Purtroppo le forze anti-Putin appaiono ancora divise e poco organizzate, nonostante l’obiettivo comune sia chiaro: “La priorità è lottare affinché la Russia diventi davvero democratica. In una democrazia tutte le minoranze si sentono a loro agio e vivono in libertà”. “Le persone LGBT dovrebbero lottare per la democrazia, non solo per i loro diritti, separandoli dal contesto” è l’appello che Vladimir lancia al movimento russo, ma non solo russo.

A differenza di molti altri paesi, la Russia è al centro dell’attenzione dei media e delle organizzazioni LGBT. Ci sono molte proposte per cercare di contrastare le leggi omofobiche di Mosca, anche se poche appaiono potenzialmente efficaci. Si punta molto sui boicottaggi, a partire dalle Olimpiadi invernali di Sochi del 2014. Il Comitato olimpico internazionale, rispondendo a USA Today, ha già fatto sapere che se ne lava le mani: “Abbiamo ricevuto assicurazioni dai più alti livelli del governo russo che le leggi non riguarderanno chi assisterà o prenderà parte ai Giochi”. Discorso chiuso: the show must go on…

Il giornalista gay statunitense Dan Savage ha invece proposto sullo Stranger di boicottare la vodka russa, mentre anche altri prodotti del paese euro-asiatico sono finiti nel mirino di altri militanti. Idee bocciate dagli stessi attivisti russi, come Nikolai Alekseev, che ritiene queste iniziative inutili, dal momento che danneggerebbero solo i produttori locali, privi di qualsiasi potere di pressione sul governo o di modifica delle sue politiche [Gay Star News]. Anche Vladimir Voloshin invita a fare distinzioni: “Un conto è l’omofobia comune, un conto l’omofobia fomentata dallo stato. L’omofobia comune è presente in ogni paese, ma non si manifesta se il governo garantisce tolleranza alle minoranze. Qui in Russia invece succede il contrario: il governo gioca con gli istinti più bassi della massa e cerca così di accumulare capitale politico”.

Lo scopo del movimento LGBT russo e dei suoi alleati, insomma, non dovrebbe essere quello di colpire il popolo russo indistintamente, ma dovrebbe invece muoversi con due obiettivi. Da una parte, è essenziale fare pressioni sempre più forti sulle alte sfere politiche. Le amministrazioni locali per ora si sono dimostrate più determinate (Reykjavík e Berlino hanno messo in discussione il loro gemellaggio con Mosca e lo stesso hanno fatto Milano, Bordeaux, Nizza e Lansing, nel Michigan, con San Pietroburgo), mentre i grandi leader internazionali tacciono: Obama, appena rientrato da un viaggio in Africa dove ha fortemente criticato le leggi omofobiche locali [Il Grande Colibrì], non ha detto nulla durante l’incontro con Putin…

Dall’altra parte, è importante sostenere il movimento LGBT russo. Un ottimo strumento per farlo è il fondo aperto da alcune associazioni italiane [Certi Diritti, tramite Wayback Machine]: anche due euro possono essere un argine al glaciale vento omofobo che spira da Mosca…

Atlante LGBT delle proteste globali – 1. La Tunisia

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Atlante LGBT delle proteste globali – 4. Il Brasile

Pier
©2013 Il Grande Colibrì
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