Malese scompare: riappare a Dublino, con il marito!

Diventa film un fumetto lesbico premiato al Festival
Portogallo, Ikea lancia la coppia omosessuale per le feste
La sagra dei luoghi comuni omofobi: tutti da spazzare via

MOI Uno studente malese, Ariff Alfian Rosli, di famiglia in gran parte musulmana, va a studiare in Irlanda otto anni fa. Dopo cinque anni di permanenza in Europa interrompe i suoi contatti con la famiglia, tanto che il padre ne denuncia la scomparsa sia alle autorità malesi che a quelle irlandesi. Da allora nessuna notizia, fino ai giorni scorsi in cui la sua foto, in costume tradizionale malese a fianco di un altro ragazzo, nel municipio di Dublino, non comincia ad essere diffusa da alcuni siti irlandesi, venendo poi ripresa dal web del paese asiatico, dove appare chiaro che la cerimonia officiata nel municipio è l’unione tra i due ragazzi. E si scatenano le reazioni: la comunità musulmana (il 60% della popolazione) e quella cattolica (il 9%) censurano il comportamento del giovane, il governo promette di indagare sugli avvenimenti e un funzionario del partito al potere in Malesia partirà per l’Irlanda con l’intento di convincere Ariff a tornare nella sua terra d’origine, dove peraltro le relazioni con persone dello stesso sesso sono punite con il carcere fino a vent’anni (Il grande colibrì). L’unico risultato pratico, per il momento, è che una commissione dovrà giudicare gli studenti che viaggeranno all’estero con una borsa di studio per valutarne l’affidabilità, anche se sembra improbabile riuscire a valutare il carattere e la fede religiosa delle persone (On Islamsegui MOI Musulmani Omosessuali in Italia).

CULTURA Il regista franco tunisino Abdellatif Kechiche ha adattato per il cinema l’albo a strisce di Julie Maroh “Il blu è un colore caldo”, vincitore nello scorso ottobre del primo premio al festival del fumetto di Algeri (Il grande colibrì), in cui si racconta la storia di Emma, la ragazza dai capelli blu che irrompe a sconvolgere la vita e le certezze della quindicenne Clementine (Jocelyne nella trasposizione sul grande schermo) portandola a capire la sua preferenza per le ragazze. Mentre è entusiasta del regista l’autrice del fumetto, che considera che “non ci sarebbe potuta essere miglior persona per adattarlo al cinema“, il film è al momento solo ai blocchi di partenza: per vederlo in circolazione si dovrà attendere il 2012 e sicuramente non nei primi mesi (Têtu). Ben diversa è la storia di un altro film, che è dedicato alla vita di Ulrich Doert, insegnante omosessuale, nel centro storico di Colonia: “So, wie ich bin” (Così come sono) racconta le difficoltà, in parte ancora presenti, le delusioni e le soddisfazioni di una carriera, le relazioni createsi con i genitori degli alunni e gli alunni stessi, a volte loro stessi alle prese con la presa di coscienza della propria diversità – e in un istituto con alunni provenienti per due terzi da famiglie di immigrati. Un documentario che mostra una realtà per molti versi inattesa e, sicuramente, offre qualche speranza per il futuro (Die Zeit).

CRONACA Ikea ha scelto una coppia gay per una pubblicità televisiva in Portogallo e questa decisione, sostanzialmente dettata da esigenze di marketing, ha riaperto il dibattito sull’utilizzo dell’omosessualità negli spot (nei giorni scorsi aveva fatto rumore la compagnia aerea PC air che usava per la sua pubblicità unicamente transessuali, noti localmente come ladyboy; YouTube) anche se fin qui si sono evitati i toni tra il melodrammatico ed il ridicolo che accolsero la coppia di uomini che andava all’Ikea in un filmato italiano nello scorso aprile. Sarà per via del Natale che fa tutti più buoni (sempre un’ottima barzelletta) o per la distrazione, ma la coppia che ospita il resto della famiglia nella casa Ikea portoghese non ha fatto così scandalo (Universo gay). Forse in terra lusitana manca invece, più semplicemente, un raffinato cultore della famiglia tradizionale come Giovanardi, che bollò lo spot gay dell’Ikea italiana come “offensivo e di cattivo gusto“.

MONDO Va detto che non sempre abbiamo il peggio in casa: a volte con luoghi comuni e sciocchezze di ogni tipo si riempiono la bocca idioti di mezzo mondo. E così nei Caraibi, terra tradizionalmente non amica dei gay – come dimostrano molti testi di autori reggae, peraltro sessisti anche nei confronti delle donne oltreché omofobi – si diffonde il mito (che è stato rilanciato peraltro in mezzo mondo) della “guarigione dall’omosessualità” e quindi della possibilità di diventare ex-gay (LGBT Asylum News). Del resto l’idea sembra funzionare ovunque, da Sanremo (Il grande colibrì) all’Ecuador (Il grande colibrì). E in Colombia un vescovo mentecatto delira su una sentenza che affida al padre gay due figli (Il grande colibrì), sostenendo che essendo figli maschi egli sarà tentato di avere rapporti con loro; una dichiarazione che farebbe ridere se non fosse tragicamente specchio del terrore che la chiesa cattolica ha per il riconoscimento dei diritti omogenitoriali, che potrebbero minare le certezze di molti credenti ciechi spingendoli a riflettere e riconsiderare se non la propria fede, la propria appartenenza ad un’istituzione che fa sempre più spesso del terrore e dell’odio il proprio biglietto da visita (El espectador). Per fortuna che il presidente americano Obama ha mandato, sia pure in ritardo (e probabilmente per errore) le sue congratulazioni a Mark e Aaron, sposi gay a Brooklyn la scorsa estate, così almeno abbiamo un sorriso che ci accompagna nella giornata (Buzz Feed).

 

Michele
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