Indonesia, ora la polizia propone una task force anti-gay

studenti di una accademia di polizia indonesiana
Studenti di una accademia di polizia indonesiana

Colpevoli e quindi puniti con 83 frustate sulla schiena: stiamo parlando della condanna subita da due ragazzi di 20 e 23 anni in Indonesia, una punizione prevista che già vi avevamo anticipato sul Grande Colibrì. Ma quello che fa più male è la causa scatenante: la coppia è stata scoperta a marzo a fare sesso, non per strada, non in una piazza o in un locale pubblico davanti a chissà quante persone, bensì in casa, in camera da letto [Il Grande Colibrì].

Dopo due mesi di detenzione (che hanno portato a ridurre la pena di 2 frustate), è arrivata l’umiliazione pubblica (la seconda a dire la verità, visto che un video dei due al momento dell’arresto era già stato diffuso sul web): la disgustante punizione (che sembra essere stata la prima a cui siano stati sottoposti degli omosessuali) è avvenuta fuori da una moschea della capitale, con intorno una grande folla di persone dalla quale, riporta la BBC, si alzavano grida come: “Che ti possa servire da lezione” o “Frustalo più forte”. E si dice anche che un organizzatore abbia avvisato la folla di non attaccare i colpevoli, specificando che si trattava comunque di esseri umani (sic!).

Tutto questo accade ad Aceh, l’unica provincia indonesiana in cui la sharia (legge islamica) è diventata legge dieci anni fa e dove, da allora, si respira un’aria sempre più conservatrice, che nel 2014 ha portato ad inasprire le leggi contro l’omosessualità. Nel resto del paese, invece, il sesso gay non è illegale. Almeno sulla carta, perché la legge 44 del 2008 contro la pornografia, che di chiaro ha solo la sua vaghezza, viene usata troppe volte come via facile per accusare gli omosessuali. Ce lo confermano i 14 gay arrestati a Surabaya a inizio mese [Il Grande Colibrì] e i 141 uomini arrestati lunedì scorso.

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L’omofobia della polizia

Ora addirittura la polizia sta sviluppando una task force di agenti che mira a perseguitare solo ed esclusivamente gli omosessuali indonesiani e che si concentrerà soprattutto contro club gay e feste a tema. Il capo della polizia della provincia di Giava Occidentale, Anton Charliyan, ha detto che le persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) soffrono di “una malattia nel corpo e nell’anima” e ha invitato la gente a segnalare la presenza di omosessuali: “Spero che in Giava Occidentale non ci siano seguaci dello stile di vita o della tradizione LGBT. Se ci fosse qualcuno che la segue, dovrà affrontare le leggi e le pesanti sanzioni sociali. Non verranno accettati dalla società” [Reuters].

Un portavoce nazionale della polizia, Setyo Wasisto, ha cercato di prendere le distanze da questa campagna contro l’omosessualità, dichiarando che questo non riflette la strategia nazionale, ma è evidente che le forze dell’ordine cercano ogni pretesto per umiliare, colpire e colpevolizzare la comunità LGBT. Sebbene sia stato dichiarato che i volti dei 141 uomini arrestati nella sauna fossero stati pubblicati a causa di un “errore procedurale”, l’organizzazione LGBT indonesiana Arus Pelangi sostiene che fosse loro intento umiliarli pubblicamente mostrando chi fossero.

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Diverse organizzazioni non governative e associazioni, come il Comunity Legal Aid Institute (Istituto di aiuto legale comunitario), si stanno occupando del caso e del barbaro comportamento degli agenti. Arus Pelangi dichiara che gli arrestati sono stati denudati e poi fatti salire così su mezzi pubblici, per poi essere interrogati ancora nudi. E anche se la polizia ribatte dicendo che molti di loro erano già nudi al momento dell’arresto, perché – si chiede l’associazione – non gli è stato fornito alcunché per coprirsi?

L’ipocrisia del governo

Sul fronte del governo, nonostante la dichiarazione dello scorso anno del presidente Joko Widodo (“Non ci dovrebbero essere discriminazioni nei confronti di nessuno”; Il Grande Colibrì), il pensiero del ministro della difesa Ryamizard Ruacudu è del tutto contrario, perché considera l’omosessualità una minaccia alla sicurezza nazionale e parte di una guerra per procura contro l’Indonesia da parte di alcuni stati esteri.

È del tutto evidente, allora, che la legge sulla pornografia è una legge vaga, una via traversa che il governo usa per arrestare gli omosessuali ed infrangere la loro privacy. Visto che questa legge non si rivolge direttamente ai gay, ma ad ogni essere umano, se ci fosse un “party” eterosessuale dovrebbe essere perquisito anche quello. Ma stranamente non succede. Gunawan, direttore del Comunity Legal Aid Institute, denuncia tristemente: “Le minoranze sessuali e religiose saranno sempre le loro vittime” [VOA].

 

Ginevra
©2017 Il Grande Colibrì

 

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